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martedì 29 novembre 2016

Tutti insieme raffazzonatamente



Tre punti sono tre punti e non c'è notizia migliore di una vittoria per una squadra che se non è ancora malata, è quantomeno convalescente.
Tre punti sono tre punti e quando te li prendi non ti viene più da pensare che per un attimo hai rischiato di perderli, o quantomeno ne hai avuto la sensazione.
Tre punti sono tre punti e li archivi senza farti troppe domande, anche se analizzando la partita scopri una squadra che parte in assetto a testuggine e finisce, ancora una volta, troppo raffazzonata.

E' uno dei lati interessanti del tifare Inter: hai davanti a te una squadra che credi di conoscere e ti aspetti magari che persino la Fiorentina, squadra con problemi non così distanti dai tuoi, riesca a darti il colpo di grazia e invece succede che esulti tre volte nei primi venti minuti, come non ti capitava da quasi 27 anni (Inter-Bologna 3-0, 14 gennaio 1990) o come non ti era mai capitato, perché sei troppo giovane, nemmeno negli anni del primo Mancini e nemmeno nei gloriosi anni di Mourinho.
La nostra squadra questa volta ha un merito bello grosso, al netto della sua situazione: quello di aver indirizzato in modo decisivo la partita quando ancora c'erano gambe e testa per farcela per poi riuscire a gestire, pur senza più benzina e pur in vantaggio di un uomo, il solco creato giocando mezz'ora di manifesta ed abissale superiorità.
I problemi però rimangono e sono sempre, sinistramente, gli stessi.

A partire dalla condizione atletica: come stiamo vedendo da inizio stagione, l'Inter non gioca più di massimo 60 minuti nella stessa partita, che siano essi consecutivi o distribuiti a tratti nell'intera durata della partita. Non può più essere un caso se l'Inter arriva a un punto della sua partita in cui non è fisicamente in grado di tenere un pallone tra i piedi, come già visto in Israele e come già visto in alcune partite della vecchia gestione.
Se è sempre valido il detto "Chi non ha testa abbia gambe", l'Inter arriva puntualmente al momento in cui non ha nessuna delle due cose, trovandosi in uno stato paradossale in cui vengono meno i due ingredienti principali che servono per giocare a pallone, soprattutto a certi livelli. Un po' come un ristoratore che deve fare le patatine fritte e si accorge ad un certo punto, tutte le sere per settimane, che sono finite sia le patate che l'olio.
Sarei propenso a sposare la tesi secondo cui migliorando la tenuta atletica, può andare a migliorare anche la tenuta mentale: le due cose non sono sempre consequenziali, ma quando il carburante finisce e il motore si ferma chi sta alla guida non ha più nulla per cui usare la testa.
Quello della condizione deficitaria, se non inaccettabile a questo punto della stagione, è un tema che abbiamo toccato spesso e che si può cercare quantomeno di mitigare solo con il richiamo di preparazione di fine anno solare: con il calcio tambureggiante ed aggressivo che stiamo intravedendo nelle idee di Pioli il miglioramento atletico è una delle possibili svolte stagionali, giacché l'Inter finché corre è una squadra ancora lontana dalla perfezione ma certamente bella e ieri sera anche efficace.
Parli di efficacia e ti viene in mente che, fino al match con la Fiorentina, all'Inter servivano in media 12 occasioni prima di fare centro: ieri sera i nerazzurri sono andati a bersaglio 3 volte nei primi 4 tentativi verso la porta. Un dato confortante, che non ha però permesso di chiudere la partita come ci si poteva attendere e nel secondo tempo la conversione delle chances è tornata ad essere insufficiente (inaccettabile ad esempio l'errore di Joao Mario sul 3-2).
Considerazioni che ci portano all'ultimo problema atavico: perchè l'Inter non chiude le partite anche quando tutto lascia pensare che le abbia chiuse? La risposta, ancora una volta, sta nei gol regalati. Che sia Kondogbia (Bologna), Santon (Atalanta), Miranda (su Suso); che sia Murillo (in Israele) o che sia Handanovic (ieri spiazzato da trenta metri), l'Inter conserva l'irritante tendenza a prendere gol su errori individuali assortiti e troppo gravi per essere ignorati, principali responsabili degli 1,29 gol che l'Inter ha preso in media fin qua in campionato; un ritmo decisamente troppo permissivo per gli obiettivi preposti.

Se però l'Inter vince 4-2 ci sono sicuramente anche dei miglioramenti da registrare e in questo senso comincio a notare qualche buon risultato dall'avvento di Pioli.
Ad esempio, l'approccio alle partite che i nerazzurri non sembrano più sbagliare: nelle tre partite di Pioli, compresa quella in Israele, la squadra è partita convinta, aggressiva ed affamata trovando anche complessivamente cinque gol nella prima mezz'ora.
Una tendenza confortante che, se confermata, diventerà fondamentale soprattutto quando a San Siro si presenteranno le squadre medio-piccole che ti complicano maledettamente la vita se non sei in grado di mettergli subito in chiaro i valori tecnici superiori.
Seconda buona notizia: Antonio Candreva. Sembra un paradosso, visto il romanzo costruito sopra il laterale ex Lazio con l'avvento di Pioli, ma in questo avvio del tecnico parmigiano il numero 87 ha trovato gol e continuità di rendimento nella partita, in entrambe le fasi. Non è ancora al suo meglio, ma oggi penso si possa tranquillamente affermare che il miglior colpo estivo, a dispetto di come la pensavo io stesso, è proprio lui.
Con buona pace di Joao Mario che, dopo un inizio da sogno, per ora è in fase calante ed in attesa di tempi migliori che certamente arriveranno anche per lui e di Banega, che dà segnali di centralità e miglioramento, ma deve trovare quella maledetta continuità che la sua carriera non vuole proprio concedergli.
Parlando di fascia destra, registro la seconda partita molto positiva di Danilo D'Ambrosio: uno dei pochissimi che sembra non perdere mai fiato e voglia di arrivare sul pallone prima degli altri. D'Ambrosio, anche al suo culmine, rimarrà sempre D'Ambrosio ma è altrettanto vero che un rendimento di questo genere, se continuo, una pezza al problema dei terzini può tentare di metterla.
Ultimo, ma non ultimo c'è Mauro Icardi: due gol (11 e 12 in questa Serie A, 68 e 69 complessivi in massima serie), un'espulsione propiziata che non bastano, come non basterebbe nulla, per cambiare il pregiudizio di una parte della tifoseria su di lui.
Non più tardi di domenica mattina, dopo la vittoria del Milan a Empoli, sono stato richiamato
 su Twitter (con lo scopo di rafforzare a mesi di distanza il concetto originale) ad una conversazione di giugno in cui mi si diceva che un 9 come Lapadula serviva all'Inter ("Polli a non prenderlo"): senza nulla togliere alle abilità certamente interessanti dell'ex Pescara, non trovo una spiegazione logica al diffuso pensiero che all'Inter manchi un 9.
Possiamo certamente dire che Icardi potrebbe essere più completo, ma estremizzare il concetto chiudendo gli occhi di fronte al contributo in termini di gol di questo attaccante in nome del fatto che "l'attaccante moderno" oltre a segnare è obbligato a pelar patate per 90 minuti, mi sembra sempre più tendenzioso e pretestuoso come discorso.
Icardi può starvi sulle balle finché volete, ma ancora una volta la differenza tra il pareggio e la vittoria sono due gol suoi: i fatti sono incontestabili.

La chiosa la dedico alla polemica che si è creata sull'arbitro: pare che nella tifoseria interista sia assolutamente vietato constatare che questa volta l'arbitraggio ha girato dalla parte giusta. Sull'espulsione a Gonzalo (non uno scandalo, ma personalmente mi permangono dubbi sulla chiara occasione da gol), sul calcio di rigore non concesso a Gonzalo stesso (a parti invertite) personalmente lo avrei reclamato), sul fallo solare di Ranocchia non ravvisato che dà il via al gol del 4-2.
Mi chiedo davvero che male ci sia a fare questo tipo di constatazioni, quando si è dalla parte della vittoria e quando tali episodi non pesano sulla vittoria stessa in maniera oggettivamente incontrovertibile.
La Fiorentina deve cercare in casa sua le responsabilità della sconfitta, come l'Inter lo deve fare quando tocca a lei finire nel vortice dell'errore umano di chi tiene il fischietto: cercare all'esterno la responsabilità delle proprie cadute (salvo casi eccezionali e ormai lontani nel tempo, ovviamente) è la primissima chiave per instillare una mentalità perdente fatta di alibi e di colpe altrui.
Siamo l'Inter e dobbiamo ricordarci che le vittime designate sono quelle che nella vita non raggiungono il successo.

Tre punti sono tre punti e ce li prendiamo come si prende una boccata di ossigeno uscendo dall'apnea, tre punti nonostante i problemi, nonostante le perplessità.
Tre punti da goderci, almeno oggi, tutti insieme.
Anche se un po' raffazzonatamente.

giovedì 23 luglio 2015

Inter e Salah: com'è andata realmente?


Salah alla Roma. Finalmente, mi viene da dire.
Una telenovela andata in onda in tutte le salse e in tutte le sfumature possibili senza che si sia mai fatta completa chiarezza su come si sia strutturata questa storia che ha fatto la fortuna delle pubblicazioni che ci hanno tratto una storia infinita a puntate.
Com'è andata davvero? La storia completa la sanno solo i protagonisti ma si può tentare di fare chiarezza quantomeno sul lato Inter.

Partendo da un presupposto: Salah sapeva fin dall'inizio di essere solo in transito alla Fiorentina. Altrimenti non avrebbe avuto senso di esistere quella scrittura privata attraverso cui l'entourage del giocatore o il giocatore stesso mettevano decisamente le mani avanti enunciando il diritto dell'egiziano di esprimere in forma scritta il benestare al proseguimento del prestito dal Chelsea.
E sarà bene fare un passo indietro su questo passaggio, per non dimenticarci che durante il mercato invernale Salah é stato avvicinato a parecchie squadre, tra cui in particolare Inter e Roma.
Poi, sappiamo com'è andata: la Roma ha preso Ibarbo probabilmente per accordi insiti nell'affare Nainggolan, l'Inter ha virato su Podolski che si poteva fare in prestito secco e ha preferito investire su Shaqiri grazie ai buoni uffici del Bayern, che con l'Inter non ha mai grossi problemi a fare affari a condizioni soddisfacenti per entrambi.
Per cui, a giudizio ed opinione dello scrivente, l'approdo di Salah alla Fiorentina è stato più interpretato come una soluzione di ripiego dallo stesso Salah che vi è stato incluso nell'ambito di un'altra trattativa, quella che ha portato Cuadrado al Chelsea: a quel punto la prospettiva, in caso di rifiuto, sarebbe stata la panchina se non la tribuna londinese per il proseguio della stagione.

Quanto succede in maglia viola lo sappiamo tutti: impatto sorprendentemente devastante, gol a ripetizione, sempre più occhi addosso da parte di tifosi ed addetti ai lavori e un'evoluzione che lo porta in breve ad una vetrina di pieno rilievo all'interno della Serie A.
A questo punto della storia entra in scena l'Inter, ma non esattamente nel modo che sarà dipinto più avanti nel tempo. Perché a un certo punto della sua esperienza viola, l'entourage capisce che è arrivato il momento del riscatto per l'assistito e lo va a proporre a diversi club italiani tra cui Inter, Roma, Juventus nel tentativo di creare un'asta basata sulle notevoli prestazioni che l'attaccante ha reso nella città toscana.
Al sottoscritto non è risaputo come ha reagito la Juventus, ma è piuttosto chiaro che a quel punto sia Inter che Roma non disdegnano affatto un giocatore che avevano già sondato pochi mesi prima per poi virare su altri obiettivi, che da ambo le parti iniziavano a rendere al di sotto delle aspettative.
Con la scrittura privata già citata, poi, chi curava gli interessi di Salah non si è nemmeno posto il problema di andare avanti con la Fiorentina e lo stesso giocatore, come diranno alcuni suoi compagni poi, a Firenze ci si sentiva di passaggio.
Trovare un accordo con Inter e Roma non è affatto un'impresa titanica, visto che l'intesa di massima si era già trovata pochi mesi prima senza poi concretizzare e che il rendimento del giocatore ha sicuramente alzato il tiro sull'ingaggio, ma non in maniera insostenibile.
I club che hanno portato avanti un discorso pro futuro su Salah sono tranquilli, avendo contattato un giocatore annunciato in scadenza prestito nel mese di Giugno.

Sul fronte Inter, unico che tratterò da adesso in poi non essendo abbastanza informato su altri club a tal punto da poter raccontare una storia ritenendola vera, arriva l'importantissimo mese di Maggio in cui viene decisa tutta la strategia di mercato dei mesi successivi.
In particolare viene deliberato da una riunione dirigenziale con Mancini che molte cose dovranno cambiare: in primis lo schema che dovrà essere tramutato in un 4-3-3 trasformabile in 4-3-1-2 all'occorrenza, in secondo luogo bisognerà formare una spina dorsale di nuovi giocatori che saranno negli intenti le colonne portanti della nuova Inter.
Tra questi ultimi però Salah non c'è: oltre a Miranda, contattato in tempi non sospetti e Yaya Touré, prima scelta per il centrocampo poi rimpiazzato da Kondogbia, l'elemento che Mancini vuole è un esterno abbastanza duttile e tatticamente intelligente da poter provvedere all'equilibrio che la squadra non ha: è qui che si inizia a spendere il nome di Ivan Perisic, profilo che Mancini ritiene fondamentale per la propensione alla doppia fase.
L'altro esterno in quel momento avrebbe certamente dovuto passare da una scelta minuziosa, ma il suo ruolo sarebbe stato solo complementare alla disposizione tattica e non risponde ad un solo identikit ma viene giocato su tanti tavoli alla ricerca dell'occasione di mercato giusta: si parte da Pedro con cui viene trovata un'intesa ma ci si scontra con richieste totalmente fuori budget da parte del Barcellona, si prosegue con Dybala su cui si è decisamente esagerato in termini di disponibilità Inter alla maxi offerta, si seguono altri profili. Tra cui Salah, sempre attenzionato purchè la sua acquisizione non vada oltre determinati parametri di mercato, visto e considerato che a inizio mercato l'Inter ha un solo grosso
investimento da fare(nelle attese Touré), massimo due se cede Kovacic a più di 30 milioni(dopo l'acquisto di Kondogbia Kovacic verrà poi tolto dal mercato su scelta dell'allenatore).
In tutta la pianificazione del mercato, Salah non ricopre mai un ruolo prioritario ma viene considerato solo se diventa possibile concludere a determinate condizioni, nell'ordine di 17-18 milioni di Euro al massimo e possibilmente con un pagamento dilazionato.

Quando arriva Giugno e l'Inter affonda pesantemente sul mercato, si inizia a capire che qualcosa con Salah non sta andando per il verso giusto dalle parti di Firenze: c'è in atto un braccio di ferro che non lascia presagire una conclusione felice.
Quando si alza tutto il polverone nell'ultima settimana di Giugno, l'Inter ha già mollato da un po' i contatti con il giocatore avendo già la sua parola ed è in tutt'altre faccende affaccendata (chiusura degli affari Miranda e Montoya, ad esempio): è in questo momento che i giornali non si lasciano sfuggire l'opportunità di romanzare la vicenda e iniziano a premere forte su un accordo "segreto" con l'Inter che diventa poi un argomento da prima pagina, in un vortice di mercato che coinvolge presto anche la Roma in modo più marginale, sebbene sia in quel periodo la Società più concreta sul giocatore.
Quando Salah litiga con la Fiorentina a seguito dell'ultimatum non rispettato, l'Inter è già su Jovetic: seguendo il montenegrino da un anno e mezzo, Ausilio incontra l'agente Ramadani tra fine Giugno e inizio Luglio e trova un accordo per il trasferimento del calciatore che è ben contento di tornare in Italia.
Intanto la situazione in casa Fiorentina precipita ed è abbastanza evidente a quel punto che la società gigliata si accorga di aver gestito con troppa superficialità la vicenda di un giocatore che forse non era atteso ai livelli con cui si è espresso. Cercano prima la linea dura con il giocatore e con gli agenti, poi una volta trovato da quel lato un muro di gomma tirano in ballo l'Inter attraverso la diffida e i tweet di Panerai, nella boutade che si conclude con il duro comunicato ufficiale della Società nerazzurra, che si sente tranquilla perchè è stata contattata dall'entourage del giocatore tempo prima e non ha nessuna intenzione di finire dentro una battaglia che non la riguarda e perchè al massimo questa battaglia avrebbe senso solo se fosse tra Fiorentina ed entourage di Salah.
Sul perchè la Fiorentina non abbia fatto la stessa mossa con la Roma, non so rispondere con certezza ma a logica posso pensare che i vari affari di Della Valle nella Città Eterna, non ultimo la ristrutturazione del Colosseo, abbiano forse frenato l'impeto di riservare ai giallorossi lo stesso trattamento.
La mia è una semplice ipotesi, ma a naso non credo che Salah avrebbe potuto valere un'impopolarità ampia nei confronti del numero uno gigliato in una piazza umorale come Roma, visti gli interessi in ballo.

Mentre succede tutto questo, ancor prima della guerra dei comunicati e mentre tutta la stampa avvicina progressivamente Salah a Milano, l'Inter aveva già dato una decisa accelerata su Jovetic intuendo la possibilità di prenderlo a prezzo di saldo, almeno 7-8 milioni in meno rispetto alla richiesta dell'anno prima poi non concretizzatasi.
Salah resta attenzionato, come specifica Fassone in un'intervista a Sky, ma il troppo clamore che gli è stato creato intorno non ha certo fatto bene a un affare che si sarebbe dovuto condurre a fari spenti per strapparlo alle migliori condizioni possibili. Anche perchè il prezzo è ritenuto troppo alto dalla dirigenza Inter che non è disposta ad andare oltre i 17-18 milioni dovendo fare i conti con un mercato costantemente inserito all'interno di determinati paletti.

In quel periodo, mentre tutti guardano a Salah, sono in pochi a dire che l'Inter fa sul serio per Jovetic, anche se nemmeno lui si poteva definire una priorità di mercato: vuoi perchè costa sicuramente meno arrivando da tutt'altro tipo di stagione, vuoi perchè a conti fatti la sua duttilità fa comodo, vuoi perchè le condizioni del montenegrino sono una scommessa ma vincerla significherebbe avere fatto un affare gigantesco, vuoi perchè non ci sono storie intricate e fastidiose di mezzo.

Ecco perché, se avete seguito i tweet del sottoscritto, la destinazione Roma per Salah vi è stata segnalata già da tre-quattro settimane: era chiaro fin da subito che erano i giallorossi quelli che facevano sul serio per l'egiziano e che l'Inter sarebbe tornata in gioco solo qualora avesse ritenuto Salah un'occasione di mercato, a condizioni economiche ben diverse e senza una possibile asta in cui entrare.
Sul presunto veto Chelsea-Fiorentina non c'è stato nessun riscontro, anche perchè Inter e Chelsea non hanno mai trattato concretamente Salah né lo avrebbero fatto dal momento che quando l'egiziano torna a Stamford Bridge, i nerazzurri stanno già contattando Manchester per Jovetic.

Ce n'è abbastanza per dire che Salah non è mai stato realmente prioritario ma solo complementare? Per il sottoscritto sì e su questa versione ci insisto da diverse settimane nonostante lo scetticismo della gran parte del mondo in merito.

La storia per come si è sviluppata é questa, arrivati a questo punto sta a voi crederci o meno.
Se però riconsiderate tutto ciò che si è detto o scritto e rileggete la storia sotto la lente di quanto vi ho scritto qua sopra, sono certo che la riterrete quantomeno plausibile.


martedì 16 giugno 2015

Braga di tela: le mani di Mendes&Co. sulla Fiorentina




Che la Fiorentina stesse operando una decisa svolta nel suo percorso di crescita rimasto incompiuto durante l'era Montella era nell'aria da diverso tempo.
Che scegliesse di contornarsi di una nutritissima kermesse di personaggi esperti nella promiscuità e nel profitto individuale in sede di calciomercato, però, si poteva anche pensare non avvenisse o almeno non nei termini che si iniziano a intravedere nella selva del rimpasto dirigenziale.
Anche se alcuni, come vedremo più avanti, non se ne erano in realtà mai andati.