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giovedì 15 settembre 2016

Next Big Things Ep. 2: JOSIP BREKALO


Next Big Things è un viaggio alla ricerca di grandi talenti tra gli Under 20 di tutto il mondo.
Non ci sono velleità di scouting professionale o altre presunzioni del genere in questa rubrica, ma semplicemente il piacere di far conoscere e condividere alcuni potenziali protagonisti del futuro calcistico.
In questo episodio parliamo di Josip Brekalo.



Chi ha seguito il mondiale Under 17 di poco meno di un anno fa, vinto poi dalla Nigeria, non può essersi fatto sfuggire la Croazia e la sua nuova generazione di
talenti: la nazionale balcanica, pur avendo salutato il torneo ai quarti, è stata una
delle più divertenti ed interessanti squadre della manifestazione.
Tra le stelline croate ha brillato anche quella di Josip Brekalo: 18 anni appena
compiuti, nato in quel 1998 che ha rivelato al mondo la splendida Croazia di Suker e
Boban, Brekalo è già un calciatore su cui fare qualcosa in più di una scommessa al
buio.

A Josip è infatti bastata mezza stagione tra i grandi della Dinamo Zagabria per
guadagnarsi le lusinghe di molti club europei, ai cui occhi attenti non è sfuggita la
trafila del ragazzo nelle giovanili dei "Modri" ove ha vinto in quasi tutte le
categorie ed è stato protagonista della prima fase di Uefa Youth League dello scorso
anno. Tra le pretendenti c'era anche l'Inter, che nell'osservare Marko Pjaca aveva
messo gli occhi su colui che sembra essere l'erede naturale di Ivan Perišić, per
nazionalità e per ruolo.
Ciò che colpisce di Brekalo è la maturità tattica il cui processo sembra già aver
bruciato le tappe, essendo il ragazzo votato al sacrificio nel ripiegamento che lo
rende spendibile anche come laterale di un centrocampo a quattro: una caratteristica
rara nei nuovi talenti offensivi che devono normalmente curare soprattutto questo aspetto del gioco per arrivare al salto di qualità.

Dotato di una buonissima tecnica di base, Brekalo è un brevilineo che si scatena in
accelerazione abbinando un controllo di palla convincente ed un dribbling già
piuttosto interessante nello stretto.
A molti, tra cui l'ex Parma Mario Stanic, Brekalo ricorda per caratteristiche fisiche
e potenziale tecnico il fuoriclasse Franck Ribery, soprattutto per la dimestichezza
dimostrata sia con i gol che con gli assist che la tipica azione partendo da sinistra,
con il taglio centrale e la battuta col destro; tuttavia non se la cava male nemmeno
col mancino, creando un'importante alternativa direzionale nel momento in cui parte
sulla fascia.

L'intrigante quadro tecnico, unito ad uno status mentale che promette una carriera da
meticoloso professionista, ha immediatamente attirato i club della Bundesliga da
sempre abili nel mettere gli occhi prima di tutti gli altri sui ragazzi più
promettenti della penisola balcanica.Lo scorso 15 maggio l'ha spuntata il Wolfsburg, capace di mettere avanti 6 milioni di euro per un ragazzo all'epoca non ancora maggiorenne; come detto in precedenza puntare su Brekalo sembra qualcosa in più di una scommessa al buio, nella storia della Dinamo Zagabria solo Mateo Kovacic a pari età aveva fruttato più denari.





Sotto la guida di Hecking, Brekalo dovrà farsi le ossa dietro al quotatissimo Draxler
che occupa quel ruolo nei Lupi di Germania: l'esordio proprio sabato scorso, 10 minuti
nel pareggio contro il Colonia per prendere confidenza con la Bundesliga.
Non finirà certo qua per Josip, pronto alla corsa a tappe per diventare qualcuno nel
mondo del calcio: uno nato in Croazia durante i mondiali del 1998, in fondo, può
essere benissimo un predestinato.


CLICCA QUA PER L'EPISODIO 1: LEON BAILEY

martedì 13 settembre 2016

Next Big Things Ep. 1: LEON BAILEY


Next Big Things è un viaggio alla ricerca di grandi talenti tra gli Under 20 di tutto il mondo.
Non ci sono velleità di scouting professionale o altre presunzioni del genere in questa rubrica, ma semplicemente il piacere di far conoscere e condividere alcuni potenziali protagonisti del futuro calcistico.
In questo episodio parliamo di Leon Bailey.



19 anni appena compiuti ed umili natali in un sobborgo di Kingston, capitale della Jamaica; raramente il paese caraibico produce talenti nel calcio, ma Bailey sembra davvero la classica mosca bianca.
Leon in Belgio ci arriva a 15 anni, ma qualcosa va storto: il suo agente ha in mano dei visti falsi che si traducono nella permanenza illegale nel paese, a margine della quale il ragazzino e i suoi rappresentanti spariscono nel nulla prima di ricomparire ad Amsterdam dove Bailey svolge qualche allenamento con l'Academy dell'Ajax che non basteranno per l'inserimento in squadra, nonostante Ronald De Boer ne riconosca immediatamente i mezzi atletici fuori dal comune, in particolare velocità ed agilità, abbinati ad una buona tecnica.

Bailey si trasferisce al Trencin, in Slovacchia, dove si consacra a livello giovanile attirando a sè anche le attenzioni di Piet De Visser, uno dei top scout del Chelsea, che prova a portarlo a Londra nell'estate 2015.
Tutto inutile, perchè Bailey sceglie di chiudere il cerchio della sua adolescenza e di tornare dove aveva cominciato: al Racing Genk, in Belgio, non proprio una tappa di formazione qualunque se si pensa che da lì sono usciti Courtois, De Bruyne e Carrasco tra gli altri.
Il ritorno in Belgio è un successo: alla sua prima stagione da professionista, Bailey gioca 42 partite segnando 7 gol e servendo 11 assist, guadagnandosi a fine stagione il titolo di Miglior Giovane della Jupiler Pro League belga.



Ma che tipo di giocatore è il ragazzo caraibico?
Il suo potente atletismo, portato in dote dalla terra di Usain Bolt, lo ha reso un'ala esplosiva che può giocare indifferentemente a sinistra e a destra pur usando quasi esclusivamente il piede mancino.
Il suo uno contro uno si è dimostrato mortifero in Belgio, ben pochi difensori sono usciti dal duello con lui senza una piccola emicrania; gioca a testa alta, con quella tranquillità quasi incosciente che lo porta a far sembrare facili cose che sono difficili in proporzione all'età.
Ha spesso l'intuizione dell'ultimo passaggio e la sua tendenza a convergere unita a una visione di gioco in crescita può far presupporre la chance di imparare il gioco da trequartista puro.
I problemi più urgenti da risolvere per Bailey sono quelli della fase difensiva, in un calcio che chiede sempre più agli esterni di parteciparvi Bailey se ne dimentica spesso e volentieri senza tuttavia andare ad inficiare, per ora, le prestazioni. Inoltre, nonostante le doti di assistman dimostrate, tende ancora ad innamorarsi troppo del pallone.
Il classe '97 ha rifiutato la nazionale maggiore della Jamaica per giocarsi le sue carte con la rappresentativa belga per cui maturerà i requisiti a breve.
Quest'anno, oltre a consacrarsi col Genk, ci sarà anche il battesimo continentale in Europa League dove il suo club affronterà anche il Sassuolo nella fase a gironi: una buona opportunità per vedere nel nostro paese un talento che tra un annetto o due potremmo ritrovare su palcoscenici ancor più scintillanti.